La forma dell’acqua: Guillermo del Toro e il trionfo dell’amore. In chiave noir Una fiaba gotica di rara bellezza che commuove e abbaglia, capolavoro di un regista geniale, non a caso candidato a 13 Oscar. Dal 14 febbraio AL CINEMA nelle sale italiane

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La Forma dell'Acqua, Guillermo del Toro - Eliza e il mostro

LA FORMA DELL’ACQUA – THE SHAPE OF WATER: un film struggente di amore e coraggio che intreccia sapientemente paure ancestrali e delicati sentimenti, tra citazioni, auto-citazioni e immersioni a tutto campo nelle profondità più insondate e oscure dell’archetipo (e dell’immaginario cinematografico). Di Guillermo del Toro. Dal 14 febbraio 2018 AL CINEMA. Con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Ottavia Spencer. Distribuito da 20th Century Fox. Durata 119 minuti.

Leone d’oro alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2017, due Golden Globe e un numero infinito di premi dai migliori festival del mondo, “La Forma dell’Acqua” di Guillermo del Toro continua la sua trionfante marcia verso la lunga notte degli Oscar 2018.
Certo, la concorrenza quest’anno è davvero spietata ma sono ben 13 le candidature per questa pellicola che porta il mondo del Fantasy dalle contaminazioni estetiche Horror e B-Movie a vette qualitativamente inimmaginabili, riscrivendo a modo suo i codici dell’amore e cogliendo il valore intrinseco dello sconosciuto e del diverso, che non hanno bisogno di generi o di definizioni per risultare puri, perfetti, veri e reali.

In una livida, piovosa e notturna Baltimora del 1962, in piena Guerra Fredda, la delicata, solitaria e timida Eliza (Sally Hawkins, nomination miglior attrice protagonista) si prepara a uscire come ogni giorno dal suo modesto appartamento di periferia per andare a lavorare come donna delle pulizie, in un grande edificio segreto del governo in cui si fanno oscure e strane ricerche.
Eliza, muta dalla nascita, vive la sua vita semplice e riservata condividendo il tempo con la ruvida e affettuosa collega Zelda (Octavia Spencer, nomination miglior attrice non protagonista) e il vecchio vicino di casa Giles (Richard Jenkins, nomination miglior attore non protagonista), un grafico amante dei gatti, molto distratto e attratto da un commesso di pasticceria con cui scambia solo qualche parola di circostanza mentre si ingozza, suo malgrado, d’immangiabili fette di torta.

Sally Hawkins and Richard Jenkins in the film THE SHAPE OF WATER. Photo by Kerry Hayes. © 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
La Forma dell'Acqua, Guillermo del Toro - Eliza e il mostro
Sally Hawkins in THE SHAPE OF WATER. Photo Credits © 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
La Forma dell'Acqua, Guillermo del Toro - la Creatura acquatica
THE SHAPE OF WATER. Photo Credits © 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

La routine piuttosto noiosa, ma affrontata da Eliza con rassegnata serenità, prende una piega imprevista quando irrompe nella sua vita una creatura proveniente dal Rio delle Amazzoni (Doug Jones) dal corpo simile a un umano, la testa come quella di un pesce e la pelle ricoperta da una moltitudine di scaglie verdi. Appena i loro sguardi si incrociano, Eliza sente la necessità di comunicare con lui, nutrirlo e, con l’aiuto dello scienziato responsabile (Michael Stuhlbarg, l’adorabile padre di Call Me by Your Name) che nasconde più di un segreto, difenderlo dalle torture fisiche e psicologiche dello spietato capo della sicurezza, il Colonnello Strikland (Michael Shannon). Il legame tra la donna e questo essere repellente ma magnetico diventa sempre più forte e intenso, fino a che Eliza prende una difficile decisione che cambierà la sua vita per sempre.

Si ride, si sospira, si parteggia per i buoni e si simpatizza – a tratti – anche per il cattivo, si rivive il braccio di ferro tra americani e sovietici, per quanto in chiave piuttosto ironica, ma soprattutto ci si commuove di fronte a questa romantica, buffa, incredibilmente ben descritta storia d’amore e di coraggio tra due esseri fuori dagli schemi che, relegati ai margini dalla società, della loro diversità fanno orgogliosa e silente bellezza.
Fuori dai canoni è Eliza, piccola, minuta e priva di parole che, con la sua implacabile caparbietà e il cuore acceso, supera incredibili ostacoli e riesce pure ad attirare le sessuali e non richieste attenzioni di Strickland, dietro la cui immagine impeccabile e sfolgorante di uomo d’azione e di successo con tanto di macchina costosa e villetta famigliare da cartolina Wasp, si nasconde un animo putrido e nero come le sue dita incancrenite. Fuori dai canoni è Giles, omosessuale nell’ombra che ha perso il lavoro a causa del suo “riprovevole” stato e vive con dolore la sua età e la mancanza di capelli; e ancora fuori dai canoni è Zelda, afro-americana che vive sulla sua pelle il razzismo ottuso e strisciante degli anni ’60.
Tra loro un personaggio che vive tra due regni, quello animale e quello divino, una sorta di semidio arcaico, ferito e spaventato, che ritrova la sua potenza grazie a sentimenti più umani dell’umano, capace di compiere prodigi e, allo stesso tempo, provare rancore e rabbia profonda per il suo aguzzino.

C’è tanto cinema in La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo del Toro: dalle evidenti e volute citazioni dei film anni ’50 di Jack Arnold (“Il mostro della laguna nera”, “Il ritorno del mostro”) all’uomo anfibio Abe Sapien del suo stesso Hellboy – sempre interpretato da Doug Jones; dal gioco esasperato con la sua stessa grottesca e gotica estetica alle atmosfere favolose e nostalgiche di un cinema d’altri tempi e senza pensieri come quello dei musical anni ’30, incentrati sulla bambina prodigio Shirley Temple. I colori saturi, le sale da ballo, i marmi, gli edifici solenni e decadenti, le musiche a tema, i numeri cantati e una splendida e decadente sala cinematografica di terza visione in cui il mostro può rispecchiare la sua stessa meraviglia di fronte al grande schermo, rapito dalla visione di un film, ne risultano i punti più toccanti.

Che sia il bene o il male a trionfare, poco importa. Il senso della storia di La forma dell’acqua – The Shape of Water è tutto nell’invito a seguire i propri sentimenti con ardore e soprattutto con coraggio, perché una vita priva di slanci è un continuo, quotidiano e glaciale morire.

Da vedere:
– Se amate lo stile del regista di “Il labirinto del Fauno” e “Pacific Rim”, perché con La “Forma dell’Acqua” raggiunge il punto più alto della sua carriera.
– Per chi è soggetto a febbre degli Oscar (13 candidature non sono poche!).
– Per il cattivissimo, spietato Michael Shannon e per conoscere un’attrice, Sally Hawkins, dotata di rara sensibilità
– Se avete un debole per i mostri della laguna e i personaggi fantasy.

La forma dell’acqua – The Shape of Water

Regia di Guillermo del Toro. Genere: drammatico. Con: Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Ottavia Spencer.
Distribuito da: 20th Century Fox
Durata: 119 minuti.

Uscita nelle sale italiane: dal 14 febbraio 2018.

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